Che cos'è lo zafferano

"Zafferano" è il nome più conosciuto del Crocus Sativus Linnaeus, pianta appartenente alla famiglia delle Iridacee, altrimenti nota come "rosa di zafferano" o "croco zafferano". 

Il Crocus Sativus è una pianta erbacea duratura che germoglia da un bulbo globulare, da cui nascono bulbi figli che, a loro volta, si sviluppano in altri crochi e generano altri bulbi. Il Crocus Sativus sfoggia sottili foglie verdi, fiori profumati di lavanda venati di viola, stami gialli e tre preziosi stigmi o stimmi, lunghi (30-35 mm) di colore rosso vivo che si allungano sui petali. Questi tre stigmi che si trovano all'interno del fiore del croco, sono il vero zafferano, la spezia più costosa al mondo. Vengono disidratati, tostati e usati nel campo farmaceutico, cosmetico e alimentare. Il grande apporto di manualità qualificata richiesto durante la coltivazione, la raccolta e la lavorazione di questa spezia, giustificano il suo alto valore di mercato.

Lo zafferano ha un caratteristico aroma dolce-amaro, come di miele e fieno. Ha un gusto anch'esso dolce-amaro . Va assaggiato per conoscerne esattamente il sapore. Alcuni esperti dicono: "Sa di funghi e di fumo". Altri: "Ha il sapore del mare". E altri ancora: "Ha un gusto metallico, con sfumature di miele e un lieve profumo di conchiglie".

Etimologia

Proprio come è difficile individuare il punto in cui la coltivazione dello zafferano ebbe origine, così è risalire al nome originario della spezia più costosa al mondo. Ma possiamo rintracciarne la storia fino all'esistenza della parola persiana zarparān (che significa ' che ha stigmi d'oro'), da cui si credeva fosse derivata la parola araba za'farān, invece dell'aggettivo arabo asfar (che significa 'giallo'); è anche molto simile alla parola persiana za'ferân , che diede origine alla parola francese safran, da cui derivò la parola latina safranum. Infine, la parola inglese saffron viene dal latino safranum, da cui ebbe origine la parola spagnola azafrán e la parola italiana zafferano (entrambe indicanti la spezia).

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Lo zafferano (Crocus sativus) è una pianta della famiglia delle Iridaceae, coltivata in Asia minore e in molti paesi del bacino del Mediterraneo. In Italia le colture più estese si trovano nelle Marche, in Abruzzo e in Sardegna; altre zone di coltivazione si trovano in Umbria, Toscana e da diversi anni anche in Lombardia. Dallo stimma trifido si ricava la spezia denominata "zafferano", utilizzata in cucina e in alcuni preparati medicinali.

Scheda botanica

la pianta è una iridacea ed appartiene al genere Crocus di cui fanno parte circa 80 specie. La pianta adulta è costituita da un bulbo di un diametro di circa 3,5 cm. Il bulbo contiene circa 20 gemme indifferenziate dalle quali si originano tutti gli organi della pianta, in genere però sono solo 3 le gemme principali che daranno origine ai fiori e alle foglie, mentre le altre, più piccole, produrranno solo bulbi secondari. Durante lo sviluppo vegetativo dalle gemme principali del bulbo si sviluppano i getti, uno per ogni gemma; per cui da ogni bulbo ne spunteranno circa 2 o 3. I getti spuntano dal terreno avvolti da una bianca e dura cuticola protettiva, che permette alla pianta di perforare la crosta del terreno.

Il getto contiene le foglie ed i fiori quasi completamente sviluppati, una volta che è fuoriuscito dal terreno si apre e consente alle foglie di allungarsi e al fiore di aprirsi completamente.

Il fiore dello zafferano è un perigonio formato da 6 petali di colore violetto intenso. La parte maschile è costituita da 3 antere gialle su cui è appoggiato il polline. La parte femminile è formata dall'ovario, stilo e stimmi. Dall'ovario, collocato alla base del bulbo, si origina un lungo stilo di colore giallo che dopo aver percorso tutto il getto raggiunge la base del fiore, qui si divide in 3 lunghi stimmi di colore rosso intenso.

Le foglie del Crocus sativus sono molto strette e allungate. In genere raggiungono la lunghezza di 20/25 cm, mentre non superano mai la larghezza di 5 mm.

Il Crocus sativus è una pianta sterile triploide è il risultato di una intensiva selezione artificiale di una specie originaria dell'isola di Creta, il Crocus cartwrightianus. Una selezione messa in atto dai coltivatori che cercavano di migliorare la produzione degli stimmi. La sua struttura genetica lo rende incapace di generare semi fertili, per questo motivo la sua riproduzione è possibile solo per clonazione del bulbo madre e la sua diffusione è strettamente legata all'assistenza umana.

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Ciclo vegetativo

La pianta entra in stasi vegetativa nel periodo estivo compreso tra giugno e settembre. Nei primi giorni d'ottobre dal bulbo si originano 2 o 3 spate di colore bianco, rivestite da un rigido strato di tuniche, dalle spate fuoriuscite dal terreno escono dei mazzetti di circa 10 foglie. Alla fine del mese, tra le foglie, spuntano i primi fiori. L'attività vegetativa rallenta durante l'inverno per poi riprendere alla fine di marzo quando la pianta genera i nuovi bulbi. Da maggio le foglie cominciano gradatamente a essiccarsi, a giugno i nuovi bulbi hanno accumulato i materiale di riserva ed entrano in stasi vegetativa.

Coltivazione

La pianta dello zafferano si adatta molto bene ai climi caratterizzati da piovosità media non molto alta (300-400 mm. annui), tipica della Spagna e della Grecia. Tollera anche climi più piovosi, come in Kashmir, dove l'indice di piovosità è molto intenso (1500-2000 mm annui). Ciò che i coltivatori devono assolutamente evitare sono i ristagni d'acqua, molto dannosi per lo sviluppo della pianta; per questo motivo una coltivazione su terreno leggermente scosceso è preferibile ad una su terreno pianeggiante. Da evitare i terreni poco permeabili e pesanti, affrontare una coltivazione solo su terreni sabbiosi o argillosi, con una buona drenatura e molto permeabili.

Sopporta rigide temperature invernali, anche inferiori allo 0 termico, i bulbi cominciano a soffrire solo quando il termometro scende sotto i meno 12° c..

Il Crocus sativus tollera la neve e anche brevi periodi di gelo. Nel periodo estivo, quando la pianta si trova in fase di quiescenza, le alte temperature non creano alcun tipo di problemi al bulbo.

Le tecniche di coltivazione usate vengono distinte in:

  • tecnica di coltura annuale
  • tecnica di coltura poliennale

Consiste nel prelevare dal terreno i bulbi-tuberi al termine di ogni ciclo vegetativo, quindi in estate, per poi rimetterli a dimora in un appezzamento di terreno differente da quello precedente. Questa tecnica è la più laboriosa ed impegnativa dal punto di vista del lavoro umano ma consente di ottenere una migliore qualità della spezia e dà la possibilità al coltivatore di poter controllare ogni anno lo stato di salute dei propri bulbi. La richiesta di manodopera ha un impatto notevole su questo tipo di coltivazione perché le procedure di lavorazione non sono facilmente meccanizzabili. Soltanto la lavorazione del terreno può essere svolta grazie all'utilizzo di macchine moto coltivatrici; tutto il resto è messo in atto grazie al lavoro manuale.

In luglio o in agosto i bulbi sono raccolti dal terreno, operazione nella quale si utilizzano di solito picconi o piccole zappe, in questo modo è possibile estrarre i bulbi senza danneggiarli. Nella stessa giornata si procede alla mondatura dei bulbi, un processo che consiste nell'eliminazione della tunica del bulbo vecchio e nell'eliminazione dei bulbi troppo piccoli per essere utilizzati nella nuova coltivazione. I bulbi così preparati saranno reimpiantati pochi giorni dopo.

Tecnica di coltura poliennale:

Il metodo più utilizzato dai paesi produttori di zafferano, prevede che i bulbi vengano prelevati dal terreno ogni determinato periodo di anni. La pianta quindi rimane nella stessa piantagione per più anni di seguito. In Sardegna il periodo è di 4 anni, in Grecia i bulbi sono prelevati ogni 7 anni.

In queste coltivazioni le tecniche di preparazione del terreno sono le stesse che nella coltivazione annuale.

Chimica

La spezia prodotta dal Crocus sativus contiene circa 150 sostanze aromatiche volatili. Inoltre lo zafferano è uno degli alimenti più ricchi di carotenoidi, contiene infatti sostanze come: la Zeaxatina, il Licopene e molti alfa-beta caroteni. Tuttavia è possibile identificare tre composti chiave, ciascuno dei quali è associato ad una caratteristica sensoriale: le crocine (colore), il safranale (aroma) e la picrocrocina (gusto).

Il colore giallo-oro, che la spezia conferisce alle pietanze, è dovuto alla presenza della crocina. Questo composto è il risultato della reazione di esterificazione tra il β-D-gentiobiosio e il carotenoide crocetina. La presenza del glucosio conferisce alla crocina la proprietà di essere un composto idrosolubile. Allo stesso tempo la presenza della crocetina, un poliene contenente un gruppo carbossilico, rende la crocina un composto idrofobico, quindi solubile nei grassi.

Il safranale è un'aldeide terpenica volatile derivata dalla degradazione della picrocrocina, a sua volta prodotto di degradazione della zeaxantina. È il componente chiave dell'aroma dello zafferano ed esibisce proprietà antiossidanti.

La picrocrocina è un glucoside monoterpenico derivato dalla degradazione della Zeaxantina. Durante l'essiccamento dello zafferano dalla picrocrocina si libera l'aglicone, che per perdita di una molecola d'acqua origina il safranale. È il principale responsabile del sapore amaro dello zafferano.

Lo zafferano inoltre contiene le vitamine A, B1 e B2.

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Parassiti

Il bulbo dello zafferano è molto sensibile all'azione dei funghi parassiti. Un bulbo infestato dal Fusarium oxysporum non riesce a generare fiori e appassisce in breve tempo. Per evitare che l'intera coltivazione si infesti è necessario eliminare immediatamente i bulbi malati, oppure ricorrere alla cura dei bulbi con prodotti fungicidi.

Un altro pericolo per le coltivazioni di zafferano è rappresentato dagli animali selvatici che si nutrono del bulbo come il topo, il ratto, l'istrice e il cinghiale. Il topo non è in grado di scavare il terreno, ma è molto dannoso nel momento in cui i bulbi vengono prelevati dal terreno e conservati in attesa della nuova coltivazione. L'istrice ed il cinghiale sono capaci di scavare il terreno, la presenza di questi animali rende quindi necessaria la costruzione di una valida recinzione a protezione della coltura.

Utilizzi

Un tempo allo zafferano, di cui si utilizzano gli stimmi, venivano attribuite proprietà antispastiche, antidolorifiche e sedative. Oggigiorno, tuttavia, sono stati trovati composti abortivi e l'uso di 20 g. al dì di zafferano può anche risultare mortale.

L'uso dello zafferano può provocare anche effetti collaterali quali: vertigini, torpore e manifestazioni emorragiche da riduzione del numero delle piastrine (trombocitopenia) e da ipoprotrombinemia (diminuzione della protrombina).

Lo zafferano, attualmente, viene utilizzato dall'industria alimentare ed in gastronomia come spezia o come colorante, anche se è ricco di carotenoidi che riducono i danni cellulari provocati dai radicali liberi.

A causa dell'elevato valore commerciale, questa spezia può andare incontro ad adulterazioni che possono essere di diverso tipo, quali ad esempio:

  • miscela con zafferano vecchio o di qualità scadente;
  • aggiunta di sostanze che ne aumentano il peso (aumento dell'umidità, impregnamento con sciroppi, miele o sostanze grasse o aggiunta di sostanze minerali come solfato di bario, solfato di sodio ecc.);
  • aggiunta di parti macinate di altre piante (calendula, cartamo, curcuma, peperone rosso e polvere di legno di sandalo);
  • aggiunta di sostanze animali (fibre di carne salata ed essiccata);
  • aggiunta di coloranti organici (eritrosina, acido picrico, ecc.).
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Zafferano: tante proprietà salutistiche in un unico fiore

Apprezzato fin dall'antichità per la sua capacità di insaporire le vivande, è stato utilizzato per secoli dai maestri tintori per colorare di giallo le stoffe più preziose. Ha trovato inoltre un ampio impiego anche nella medicina tradizionale che lo utilizzava soprattutto per le sue proprietà stimolanti, afrodisiache, antidepressive e antispasmodiche.

Già usato nella Medicina Ayurvedica, lo zafferano ancor oggi occupa un posto importante nell'ambito della fitoterapia ufficiale; tra le monografie delle piante medicinali pubblicate dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) è presente infatti anche la monografia "Stigma Croci", che descrive le caratteristiche, le proprietà biologiche e gli usi medicamentosi dello zafferano.

Usi tradizionali

In tempi antichi lo zafferano era considerato una vera panacea ed era impiegato nelle più svariate situazioni. I disturbi che venivano trattati con più frequenza erano: mestruazioni dolorose, lombalgia, dispepsia, spasmi bronchiali, asma, tosse, depressione ed eccitazione nervosa. Era molto considerato anche come afrodisiaco maschile mentre nelle donne, per la sua spiccata capacità di attivare la motilità uterina, veniva frequentemente utilizzato ad alte dosi come abortivo. Proprio per queste sue proprietà oggi se ne sconsiglia l'uso in gravidanza.

Tra le applicazioni più curiose e interessanti viene ricordato l'uso in odontoiatria; lo zafferano infatti veniva impiegato come analgesico e sedativo in caso di problemi alle gengive e ai denti. Preparazioni a base di zafferano venivano anche utilizzate per frizionare le gengive dei bambini nel periodo della dentizione.

Mentre molti degli usi tradizionali sono oggi caduti in disuso, alcune delle attività biologiche svolte dallo zafferano hanno invece trovato conferma in vari studi scientifici, sperimentali e clinici, svolti negli ultimi anni.

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Proprietà biologiche degli stigmi o pistilli

La letteratura scientifica è ricca di lavori sperimentali dedicati allo studio delle proprietà biologiche dello zafferano e dei principi attivi che lo caratterizzano, tutti dotati di un profilo di attività piuttosto ampio.

Particolarmente ben documentati risultano essere gli effetti protettivi contro i danni indotti dai radicali liberi come pure le attività esercitate dallo zafferano a livello del Sistema nervoso centrale, in particolare gli effetti sul tono dell'umore.

Azione antiradicalica e citoprotettiva contro lo stress ossidativo

La presenza nello zafferano di una grande quantità di carotenoidi dota la spezia di notevoli attività antiossidanti e antiradicaliche, proprietà documentata sperimentalmente sia in vitro che in vivo.

In vitro, sia l'estratto totale di zafferano che i suoi costituenti crocina, crocetina, dimetilcrocetina e safranale sono risultati in grado di neutralizzare il radicale DPPH.

L'attività antiradicalica dello zafferano e dei suoi costituenti è stata valutata in vitro anche come effetto citoprotettivo contro lo stress ossidativo, utilizzando per lo studio colture di cellule PC12 sottoposte a ipossia. La presenza di crocina nel mezzo di coltura proteggeva le cellule dal danno indotto dai radicali liberi che, se non controllati, possono anche provocare la morte cellulare."

L'attività antiradicalica e citoprotettiva dello zafferano, della crocina e del safranale è stata confermata anche in vivo determinando in adeguati modelli sperimentali il livello di protezione contro il danno ossidativo indotto da ischemia o da sostanze genotossiche.

In base ai risultati ottenuti nelle varie sperimentazioni, si ritiene che gli effetti protettivi osservati siano dovuti alla capacità dello zafferano e dei suoi costituenti di preservare le difese antiossidanti, enzimatiche e non enzimatiche, naturalmente presenti nelle cellule.

Effetti sul Sistema nervoso centrale

Nella medicina tradizionale molte droghe naturali sono state utilizzate empiricamente per alleviare disturbi risultati poi dipendere da una disfunzione nell'attività del Sistema nervoso centrale.

Le proprietà antispasmodiche e sedative riconosciute da sempre agli stimmi di Crocus sativus hanno suscitato l'interesse dei ricercatori che hanno studiato a fondo il possibile meccanismo d'azione dei suoi costituenti.

I risultati ottenuti negli studi sperimentali indicano che i componenti dello zafferano agiscono sulle cellule cerebrali almeno a due livelli:

  • proteggono le cellule neuronali con un meccanismo di tipo antiradicalico;
  • agiscono sulla funzionalità dei neuro-trasmettitori con un meccanismo specifico.

Questa duplice attività giustifica i molteplici effetti positivi riscontrati nei modelli sperimentali a livello delle funzioni cerebrali, tra cui:

  • mantenimento della plasticità neuronale;
  • capacità di sostenere memoria e apprendimento;
  • protezione dalle convulsioni indotte con farmaci.

Per quanto riguarda l'attività sui neurotrasmettitori si ritiene che la crocina agisca prevalentemente sul sistema dopaminergico e noradrenergico, mentre il safranale sembrerebbe influenzare il sistema serotoninergico e il complesso recettoriale GABA benzodiazepine.

All'azione sui neurotrasmettitori sono certamente dovuti anche i benefici effetti esercitati dallo zafferano sul tono dell'umore, effetti conosciuti fin nell'antichità e riportati anche negli antichi trattati persiani di fitoterapia. Tra i potenziali effetti salutistici dello zafferano, l'azione positiva esercitata nei soggetti affetti da depressione è l'unica che ha già trovato un solido riscontro clinico.

Effetti sul tono dell'umore negli stati depressivi

La maggior parte delle persone affette da depressione presenta forme cliniche lievi o moderate e sono perciò piuttosto riluttanti a intraprendere trattamenti farmacologici di lunga durata, non scevri di effetti collaterali. Alternative terapeutiche più naturali, purché capaci di migliorare il tono dell'umore, possono offrire modalità di trattamento accettati anche dai pazienti più riluttanti.

Nell'uomo, l'attività antidepressiva dello zafferano è stata oggetto di studi clinici comparativi che ne hanno confermato l'efficacia, in pazienti affetti da depressione lieve o moderata, a dosaggi piuttosto bassi, nell'ordine di 30 mg/die per os.

Tale attività è stata riscontrata utilizzando sia estratti idroalcolici di stimmi che di petali; tuttavia la legislazione relativa all'uso salutistico del fiore di Crocus sativus permette solo l'impiego degli stimmi, tal quali o sotto forma di estratto. I risultati ottenuti negli studi clinici, eseguiti applicando protocolli sperimentali molto rigorosi, hanno dimostrato che un trattamento di 6 settimane con estratto di zafferano, alla dose di 30 mg/die, è in grado di esercitare un effetto positivo sovrapponibile a quello esercitato dai farmaci antidepressivi Imipramina, somministrata alla dose di 100 mg/die, e Fluoxetina alla dose di 20 mg/die.

Contrariamente a questi farmaci però, il trattamento con zafferano presenta un migliore profilo di tollerabilità, sia per numero degli effetti indesiderati che per intensità. Rispetto al trattamento con Imipramina per esempio, il gruppo trattato con zafferano non presentava casi di sedazione ed era molto ridotta anche l'incidenza di effetti come "bocca secca" e "aumento di appettito". Inoltre, gli effetti positivi dello zafferano sono risultati molto marcati anche rispetto ad un trattamento con il solo placebo, a sostegno di una oggettiva attività dell'estratto di zafferano sulle funzioni che, nell'uomo, modulano il tono dell'umore e la motivazione.

Per quanto riguarda il meccanismo d'azione dell'estratto di zafferano, sulla base del profilo di attività riscontrato sia negli studi clinici che in quelli sperimentali, alcuni autori ritengono che l'effetto antidepressivo sia dovuto a un'azione inibitoria sul re-uptake di dopamina e noradrenalina da parte della crocina e sul re-uptake della serotonina da parte del safranale.

Oltre la medicina tradizionale

L'uso empirico delle piante medicinali, basato sull'esperienza e sulla tradizione, è risultato essere in molte occasioni una buona base di partenza per sofisticate ricerche scientifiche, rivelatesi poi fonte di preziose informazioni e di importanti sviluppi applicativi. Anche gli studi eseguiti sullo zafferano sono stati una fonte feconda di risultati, di nuovi spunti di ricerca e di interessanti indirizzi salutistici. Dalla mole di risultati scientifici disponibili emerge con chiarezza l'attività modulatrice dello zafferano sulle funzioni cerebrali al cui livello sono stati riscontrati effetti complessi che coinvolgono diversi aspetti funzionali. Particolarmente rilevanti ci sembrano gli effetti positivi esercitati dall'estratto di zafferano sugli stati depressivi di lieve e moderata entità, situazioni di malessere che possono affliggere le persone anche quando devono fronteggiare forti avversità, affrontare situazioni di stress o decidere profondi cambiamenti esistenziali.

Prodotti a base di zafferano potrebbero perciò essere considerati come un utile supporto in caso di disagio psichico dovuto a situazioni contingenti, evitando così di dover ricorrere necessariamente all'assunzione, non sempre gradita, di farmaci di sintesi.

Sono trascorsi tantissimi anni e ora, proprio come per l'origine del nome, abbiamo solo una vaga idea del luogo in cui lo zafferano fu coltivato per la prima volta. Ma sarebbe interessante sapere a quanto tempo addietro risale l'interesse dell'uomo per lo zafferano e quali paesi lo hanno utilizzato nei modi più particolari.

La prima indicazione del fatto che le popolazioni del Mediterraneo Orientale stessero già coltivando lo zafferano nel 2300 a.C. è il cenno fatto dal re Sargon di Accadia, un grande sovrano dell'impero accadico, che proveniva da Azupiranu, città cui i testi di storia antica fanno riferimento col nome di Città dello Zafferano. Per giustificare una tale denominazione, è evidente che questa pittoresca città coltivava il croco su vasta scala o che, a quei tempi, la coltivazione di questa spezia era concentrata in quell'area. 

Pitture murali risalenti al 1600 a.C. trovate a Cnosso, Grecia, e un'altra del 1500 a.C. scoperta a Santorini, Grecia, ritraevano rispettivamente l'intero processo di raccolta dello zafferano.

A quei tempi, lo zafferano era un lusso riservato alla nobiltà. Re, regine, faraoni e religiosi si mettevano profumi allo zafferano, indossavano lunghi abiti color zafferano, mangiavano cibi e correggevano bevande con questa spezia, si immergevano in vasche colme d'acqua e zafferano per curare le ferite o come preludio a un incontro amoroso, dormivano comodamente in letti cosparsi di pistilli di zafferano e pregavano i loro Dei portando loro in offerta la preziosa spezia. 

La letteratura mondiale riferisce della grande considerazione che gli antichi nutrivano nei confronti dello zafferano. Il croco è il krakom cui si fa riferimento nella Bibbia, nel Cantico dei cantici di Salomone. È il krokus di cui si parla negli scritti di parecchi autori greci, come Ippocrate, Sofocle e Omero. Anche Ovidio, Virgilio e altri poeti romani fecero dello zafferano un soggetto poetico. Dal momento che era tenuto in così grande considerazione, il commercio dello zafferano diventò davvero redditizio, facendo incassare grandi quantità di oro. I vecchi commercianti di zafferano erano conosciuti come 'mercanti di zafferano'. Egiziani, Romani, Arabi, Europei e Asiatici si dedicarono a questo commercio, e così sappiamo come lo zafferano poté diffondersi ampiamente in quei periodi: con il commercio e il contrabbando.

Nel 14° secolo, durante l'epidemia della Morte nera (Peste bubbonica) in Europa, lo zafferano giocò un ruolo significativo nella storia del commercio. L'urgenza di procurarsi questo ingrediente per le cure mediche determinò l'inizio delle importazioni dall'estero e gli inevitabili atti di pirateria per il possesso dei carichi. Un tentativo del genere andò in fumo quando un carico di zafferano in viaggio per Basilea fu intercettato da un barone, e solo una battaglia della durata di tre mesi consentì il recupero del carico. Oggi la storia ricorda l'episodio come la Guerra dello Zafferano, che, come effetto positivo, ebbe quello di determinare l'affermazione di Basilea come centro e punto di partenza per la coltivazione del croco in Europa. Con lo sviluppo del commercio dello zafferano, si dovettero istituire delle regole per assicurare l'equità dei prezzi di mercato e la purezza del contenuto di ogni pacco di spezia. Fu emanato il codice Safranschou e la frode fu dichiarata punibile con sanzioni, imprigionamento e morte sul rogo. Dando uno sguardo alla storia, appare chiaro che, in passato, lo zafferano fu ricercato principalmente per i suoi poteri magici di guarigione di un'intera gamma di malanni. In nazioni diverse si hanno testimonianze dell'uso dello zafferano nella medicina tradizionale, poiché ha la proprietà di calmare e curare semplici malesseri, come anche disturbi seri di neonati, bambini, adolescenti e adulti. 

In India, lo zafferano è usato principalmente nella medicina ayurvedica.

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